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Formazione

Indagine AlmaLaurea 2014: qual’è la condizione dei laureati in Italia?

Il consorzio interuniversitario, AlmaLaurea ogni anno promuove una indagine sulla condizione occupazionale dei laureati in Italia. Quest’anno lo studio ha coinvolto quasi 450mila laureati di tutte le 64 università aderenti al consorzio e ha portato alla luce la condizione occupazionale dei giovani laureatisi negli anni 2012, 2010, 2008, intervistati ad 1, 3 e 5 anni dall’acquisizione del titolo.

Lo studio conferma che, nella fase di ingresso, tutti i giovani italiani, laureati inclusi, incontrano difficoltà maggiori che in altri paesi. Per altro verso, la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione, anche se meno efficace in Italia rispetto ad altri paesi. I laureati infatti godono di vantaggi occupazionali rispetto ai diplomati specialemte nelle fasi di crisi, come quella che stiamo vivendo.

 

I dati indicano che tasso di disoccupazione a cavallo della recessione è cresciuto di 2,9 punti per i laureati, di 5,8 punti per i diplomati, di 6,5 punti per i neolaureati (ovvero di età compresa tra i 25-34 anni) e di ben 14,8 punti per i neodiplomati (di età compresa tra 18 e i 29 anni). Tra il 2007 e il 2013, il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 2,6 punti (a favore dei primi) a 11,9 punti percentuali.

L’indagine rivela anche che crisi ha messo a nudo nodi strutturali responsabili sia della bassa crescita, sia delle difficoltà a rilanciare l’economia. Nodi che concorrono a spiegare l’inadeguatezza del sistema Paese nel valorizzare il capitale umano e, quindi, nel realizzare quelle strategie di innovazione e di internazionalizzazione che avrebbero consentito di godere dei benefici della globalizzazione e della moneta unica. Un altro grosso problema che il Paese ha subito in questi anni, è il fenomeno del brain drain che ne ha letteralmente depauperato la dotazione di capitale umano ed il potenziale futuro di crescita.

L’indagine arriva alla conclusione che per fare ripartire il Paese occorre realizzare politiche economiche e riforme istituzionali finalizzate a valorizzare le risorse umane del Paese.

Tra gli strumenti utili a questo scopo, oltre a quelli tradizionali di sostegno all’attività innovativa, vi sono la promozione dell’imprenditorialità dei laureati e le misure a favore del rientro e della circolazione dei cervelli. Infatti, la perdita di capitale umano è reversibile, e il brain drain potrebbe essere trasformato quanto meno in brain circulation attraverso adeguate politiche di attrazione di cui fanno parte, oltre che gli interventi a favore della ricerca, anche i provvedimenti di sostegno della nuova imprenditorialità.

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